Sono definiti costi fissi quei fattori produttivi il cui valore complessivo rimane costante al variare delle quantità prodotte o vendute (volume di attività).

Esempi tipici sono l’affitto di uno spazio commerciale, la parcella del commercialista, il canone di un software, eccetera.

costi variabili hanno invece un valore complessivo che varia al variare delle quantità prodotte o vendute. L’esempio tipico è quello delle materie prime utilizzate per la produzione, come il latte e lo zucchero per una gelateria, il pomodoro e la mozzarella per una pizzeria o il legno per una fabbrica di mobili.

COSTI VARIABILI COMPLESSIVI E COSTI UNITARI

In sede di analisi, i costi variabili sono rappresentati sugli assi cartesiani con una semiretta che parte dall’origine degli assi. In pratica il valore è pari a zero in assenza di quantità prodotte e aumenta in misura proporzionale ai volumi di vendita (come mostrato nell’immagine in alto).

È bene precisare che il concetto di variabilità è riferito al valore complessivo, come mostra la seguente tabella riferita alla produzione di una gelateria e ai relativi costi variabili (latte, zucchero, frutta, aromi, ecc.): 

 
In pratica, quando si parla di costi variabili, vanno considerati i costi complessivi, poiché i costi variabili unitari tendono a rimanere costanti.
 

CLASSIFICAZIONE BASATA SUI COSTI UNITARI

Costi variabili lineari


Nell’esempio della produzione di gelato, i costi variabili unitari rimangono costanti (3 €); il loro sviluppo grafico disegna una linea retta e perciò sono definiti lineari.

In altri casi, però, i costi variabili possono avere un andamento decrescente o crescente e in base a ciò sono definiti degressivi o progressivi.

 

Costi variabili degressivi

I costi variabili degressivi sono quelli che disegnano una curva la cui inclinazione tende a diminuire all’aumentare delle quantità prodotte (o vendute). 

Una situazione che determina la degressività è data, ad esempio, dall’aumento della forza contrattuale che consente di spuntare prezzi di acquisto più favorevoli.

 

Per capire meglio facciamo l’esempio di una birreria che decide di concentrarsi su un unico fornitore per ottenere prezzi migliori.

In poche parole, i costi variabili degressivi sono quei costi che aumentano in misura meno che proporzionale al variare dei volumi.

Costi variabili progressivi 

 

I costi variabili progressivi sono quelli che disegnano una curva la cui inclinazione tende a salire all’aumentare delle quantità prodotte.

Uno dei fattori che determina la progressività potrebbe essere ad esempio il lavoro straordinario pagato al personale dipendente.

 

Facciamo l’esempio di un’azienda che produce sciarpe, ognuna delle quali richiede un’ora di lavoro. Il costo unitario di questo fattore produttivo rimane costante per le 40 ore settimanali ordinarie, ma aumenta quando si fa ricorso alle ore di lavoro straordinario, per le quali è prevista una maggiore retribuzione, che varia all’incirca dal 25 al 50%. 

In pratica, i costi variabili progressivi sono quei costi che aumentano in misura più che proporzionale al variare dei volumi. 

Costo variabile medio

In presenza di costi variabili degressivi o progressivi, può sorgere il bisogno di determinare il costo variabile medio calcolato sul totale delle quantità prodotte. 

Riprendiamo l’esempio della produzione di sciarpe.

  • ipotizziamo che ogni operatore produca 50 sciarpe alla settimana impiegando 50 ore;
  • il costo orario è pari a 15 € per le 40 ore ordinarie e 20 € per le ore di straordinario.
Esempio di costo medio variabile di un'azienda che produce sciarpe
 

Il costo variabile complessivo per la produzione di 50 sciarpe sarà di: 15 € x 40 ore + 20 € x 10 ore = 800 €

Per calcolare il costo variabile medio la formula è la seguente: costo variabile complessivo / quantità prodotte = 800 € / 50 sciarpe = 16 € 

COSTI FISSI

Può capitare di avere dubbi sulla corretta classificazione tra costi fissi e variabili. Ad esempio, all’interno della categoria dei costi fissi ce ne sono alcuni che hanno vincoli e rigidità differenti: 

Costi fissi impegnati

Sono relativi a fattori produttivi necessari a garantire una produzione seppur minima. Esempi di costi fissi impegnati sono: l’ammortamento e i leasing sui macchinari, il costo dello spazio produttivo, il commercialista, eccetera.

La caratteristica principale dei costi fissi impegnati è la difficoltà (spesso impossibilità) di una loro riduzione in un arco di tempo breve, come i dodici mesi di durata di un esercizio. 

Costi fissi discrezionali

Sono quei costi che, in occasione del budget, possono essere definiti con una certa elasticità in base a decisioni che hanno appunto un carattere discrezionale. Sono relativi a iniziative di spesa stabilite sulla base di bisogni aziendali, di priorità, ma anche in relazione alla sostenibilità economica e finanziaria del periodo.

L’esempio tipico di costi fissi discrezionali sono i costi di marketing e comunicazione, i costi di formazione e team building e, in parte, anche i progetti di ricerca & sviluppo.

I costi fissi discrezionali possono variare il loro importo da un anno all’altro, ma sono comunque da classificare tra i costi fissi perché la variabilità non dipende dalle quantità prodotte o vendute. 

Andamento a gradini dei costi fissi aziendali

“Nel lungo termine tutti i costi tendono ad essere variabili”. Non ricordo con esattezza dove ho letto questa affermazione ma è ben chiaro il concetto che esprime, ovvero che i costi fissi vanno considerati tali entro un certo limite di capacità produttiva

La capacità produttiva di un’azienda è in qualche modo rapportata alla sua struttura di costi fissi. In presenza di opportunità di crescita i costi fissi possono aumentare come quando, ad esempio, si prende in affitto un nuovo spazio commerciale e fatalmente si ha l’aumento di una serie di altri costi fissi come riscaldamento, pulizia, assicurazioni, eccetera.

La stessa logica può essere applicata al costo del personale, che rimane costante fino a quando si raggiunge il limite di capacità produttiva, ma poi aumenta quando si rende necessario assumere nuovo personale per supportare la maggiore produzione.

In questi casi l’andamento dei costi assume una forma a gradini, come quella rappresentata nell’immagine sopra.

 

 


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