Sono definiti costi fissi quei fattori produttivi il cui valore complessivo rimane costante al variare delle quantità prodotte o vendute (volume di attività).
Esempi tipici sono l’affitto di uno spazio commerciale, la parcella del commercialista, il canone di un software, eccetera.
COSTI VARIABILI COMPLESSIVI E COSTI UNITARI
In sede di analisi, i costi variabili sono rappresentati sugli assi cartesiani con una semiretta che parte dall’origine degli assi. In pratica il valore è pari a zero in assenza di quantità prodotte e aumenta in misura proporzionale ai volumi di vendita (come mostrato nell’immagine in alto).
È bene precisare che il concetto di variabilità è riferito al valore complessivo, come mostra la seguente tabella riferita alla produzione di una gelateria e ai relativi costi variabili (latte, zucchero, frutta, aromi, ecc.):
CLASSIFICAZIONE BASATA SUI COSTI UNITARI
Costi variabili lineari
Costi variabili degressivi
Per capire meglio facciamo l’esempio di una birreria che decide di concentrarsi su un unico fornitore per ottenere prezzi migliori.

I costi variabili progressivi sono quelli che disegnano una curva la cui inclinazione tende a salire all’aumentare delle quantità prodotte.
Uno dei fattori che determina la progressività potrebbe essere ad esempio il lavoro straordinario pagato al personale dipendente.



